Fintech, 10 trend che cambieranno le nostre vite

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Fintech, 10 trend che cambieranno le nostre vite

Roberto Ferrari, autore del libro “L’era del Fintech”, ci parla di come la tecnologia sta cambiando il mondo dei servizi finanziari e di come rivoluzionerà il nostro futuro
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Bitcoin, blockchain, crowdfunding, robo advisor, prestito diretto tra privati, finanza alternativa.Sono i tanti volti del Fintech, una rivoluzione che promette di stravolgere il rapporto dell’utente finale con i servizi finanziari grazie alle nuove tecnologie. Attraverso banche sempre più orientate al digitale e la comparsa di nuovi player, ossia startup e provider che propongono servizi tecnologici che puntano a semplificare la gestione di contratti, prestiti, investimenti e molte altre operazioni di tipo finanziario. Qualche esempio? Poter controllare in prima persona come procedono i propri investimenti grazie a strumenti grafici e piattaforme o avere a disposizione servizi online che attraverso la profilazione dell’utente e alcuni complessi algoritmi riescono a creare un portafoglio adatto al cliente e al suo livello di rischio. A fare luce sul tema e a tracciare un bilancio di questa profonda trasformazione ancora in itinere è il libro “L’era del Fintech” (FrancoAngeli) scritto da Roberto Ferrari, direttore generale della banca online CheBanca!, inserito nella lista dei Top Fintech40 power people in Europa stilata nel 2015 dal Financial News (Wsj). Con lui abbiamo parlato di Italia e rivoluzione digitale e di come il Fintech cambierà le nostre vite nei prossimi dieci anni.

Il Fintech è considerata tra le più grandi innovazioni dell’ultimo decennio: come sta influenzando la nostra vita quotidiana?

“Si tratta di una rivoluzione che porta nell’ambito dei servizi bancari e finanziari gli ultimi sviluppi tecnologici (di qui la crasi Fintech) che sono incentrati in prevalenza sul grande sviluppo dei software. Le banche diventeranno sempre più delle aziende di software, già oggi prevalentemente gestiscono dati (transazioni, bonifici, risparmi) più che contante. È una evoluzione più che naturale che si incrocia con gli sviluppi digitali della società e dell’economia. Toccherà tutto: da come paghiamo a come risparmiamo, fino a come possiamo ottenere un prestito o un mutuo. Sta già accadendo sotto i nostri occhi, basta pensare alle app di mobile banking o ai pagamenti via smartphone”.

Come è messa l’Italia su questo fronte? La creatività di certo non fa difetto nel nostro paese, ma spesso per le startup è difficile accedere ai capitali…

“Ha centrato il punto. L’Italia non è indietro in quanto a talenti e know how, ma lo è in quanto a sviluppo di nuove società forti in grado di competere e imporsi nei nuovi scenari. È un’opportunità da non perdere, frenata sicuramente dal nostro ‘nanismo’, pochi capitali e finanziamenti a disposizione per le startup e anche un mercato domestico comunque piccolo. Pensi che nelle nuove imprese Fintech sono stati investiti nel mondo circa 45 miliardi di dollari fino al 2015. In Italia siamo intorno ai 50 milioni. Troppo poco”.

Dal Fintech potranno derivare solo vantaggi per i consumatori risparmiatori o anche rischi, tipo la spersonalizzazione del servizio?

“In realtà si avrà una forte personalizzazione dei servizi. Nel mio libro provo a descrivere i trend del futuro: uno di questi lo chiamo ‘1to1 banking’. Ciò perché lo sviluppo dei software di analisi dati (dei famosi big data) sta crescendo velocemente e porterà alla capacità di poter analizzare meglio e in maniera più completa, rapida (anche real time) e circostanziata le abitudini, i comportamenti finanziari e le necessità dei clienti e quindi verranno fuori servizi sempre più su misura a costi sempre più accessibili”.

Non c’è il rischio che troppo entusiasmo porti alla creazione di una bolla speculativa destinata prima o poi a scoppiare come quella della new economy a inizio secolo?

“Sì, il rischio c’è ed è altamente probabile che qualche investimento di venture capital finirà nel nulla. A mio avviso il processo di selezione e consolidamento è già iniziato. Ma non dimentichiamo che questo è proprio il processo creativo da cui sono nate realtà come Google, Amazon, Facebook, Zalando, Yoox. L’industria si rinnova e si trasforma. Nel mio libro parlo di Fintegration, un concetto coniato da Citibank con l’Economist. Tutto il mondo bancario sarà trasformato dal Fintech, si integrerà con i nuovi software”.

Le banche come noi le intendiamo oggi come si evolveranno?

“È probabile una loro forte concentrazione e trasformazione digitale, accompagnata dalla nascita di diversi soggetti nuovi a fare concorrenza o da partner alle banche stesse. L’offerta di servizi finanziari sarà molto più variegata di oggi dove ci sono molti istituti di credito, ma tutti uguali tra loro. Più differenziazione, più alternative vere. Il libro prova ad aiutare a capire i vari modelli che verranno”.

Potrebbe verificarsi una digital disruption?

“Io parlerei più di ‘renovation’, una profonda trasformazione del modo in cui interagiamo con le banche e usiamo i servizi finanziari. Questo vale un po’ in tutti i settori, se pensiamo anche a quello manifatturiero ad esempio”.


10 aspetti che secondo Ferrari grazie al Fintech cambieranno le nostre vite e la società nei prossimi dieci anni

1- Pagamenti via mobile istantanei anche nei negozi (real time, niente più bonifici valuta giorno dopo, ci si sta già lavorando)

2- Accesso al credito attraverso piattaforme on line più agevole ed economico

3- Invio di denaro all’estero in tempo reale e molto meno costoso

4- Riconoscimento biometrico (iride o facciale) che dovrebbe velocizzare e facilitare tutte le nostre interazioni con la banca

5- Mobile commerce sempre più spinto

6- Consulenza remota e digitale per gli investimenti

7- Possibilità di usufruire di piattaforme on line di personal finance management

8- Gestione elettronica delle fatture e relativa gestione del cash e degli anticipi contante

9- Molta meno carta e burocrazia nelle varie pratiche bancarie

10- Possibilità di ottenere un mutuo in una settimana (notaio compreso)

Settembre 2016 | © SIBILLA DIPALMA, La Repubblica

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