Da anni la Russia osserva con attenzione il modello cinese di controllo totale di Internet, adattandolo progressivamente al proprio contesto politico e sociale. La guerra in Ucraina e la narrazione della lotta contro una presunta “quinta colonna” interna hanno accelerato un processo già avviato, trasformando la rete in uno spazio sempre più regolato e sorvegliato dallo Stato.
Il modello cinese come riferimento
Il Cremlino ha progressivamente costruito un sistema di censura digitale che richiama il Grande Firewall cinese. L’obiettivo è limitare l’accesso alle piattaforme occidentali e rafforzare un ecosistema digitale nazionale, controllabile e allineato alle direttive governative. In questo contesto, la rete non è più solo uno strumento di comunicazione, ma un campo strategico nella gestione del consenso interno.
WhatsApp sotto pressione
L’ultima applicazione a finire nel mirino è WhatsApp, che conta quasi 100 milioni di utenti in Russia. Dopo il blocco di Facebook, Instagram, X, Signal, Viber, Snapchat e Discord, anche la piattaforma di messaggistica di proprietà di Meta sta subendo forti limitazioni. Sebbene il blocco non sia ancora totale, le restrizioni tecniche rendono l’app sempre meno utilizzabile nella vita quotidiana.
Applicazioni nazionali e alternative obbligate
Parallelamente alle restrizioni, le autorità spingono i cittadini a scaricare applicazioni nazionali come Max, la versione russa ispirata alla cinese WeChat, che avrebbe già raggiunto 75 milioni di utenti. In un clima di crescente scontro con Stati Uniti ed Europa, il presidente Vladimir Putin ha invocato la necessità di “strangolare” le aziende tecnologiche occidentali, rafforzando così la narrativa dell’autosufficienza digitale.
Rallentamenti tecnici e disagi quotidiani
Da mesi gli utenti di WhatsApp e Telegram non riescono più a effettuare chiamate. Dalla fine di novembre sono emerse difficoltà anche nell’invio di foto e video. Questa settimana, secondo diverse segnalazioni, i limiti di velocità di rete hanno raggiunto l’80%, rendendo quasi impossibile l’uso dell’app su smartphone e costringendo molti a ripiegare su WhatsApp Web da pc.
Il ruolo di Roskomnadzor
L’Autorità federale per le Telecomunicazioni Roskomnadzor, che ha iniziato a limitare il funzionamento di WhatsApp già dallo scorso agosto, ha lanciato un nuovo avvertimento: “Se non rispetta i requisiti della legislazione russa, verrà completamente bloccato”. L’azienda, dal canto suo, ha ricordato come WhatsApp sia “profondamente integrato nel tessuto di ogni comunità del Paese”, dai gruppi familiari a quelli di lavoro, in tutte le regioni russe.
Sicurezza, truffe e narrazione ufficiale
Secondo il governo russo, il rallentamento di WhatsApp e Telegram avrebbe contribuito a ridurre le truffe multimilionarie, che colpiscono soprattutto gli anziani e generano, secondo il ministero dell’Interno, miliardi di dollari di danni. Le autorità accusano inoltre le piattaforme occidentali di non collaborare con le forze di sicurezza russe. “Non vietiamo nulla; esigiamo semplicemente il rispetto delle leggi”, ha spiegato Putin, ribadendo una linea che giustifica le restrizioni come misura di tutela nazionale.
Uno scenario già scritto
Analisti come Eldar Murtazin di Mobile Research Group prevedono un blocco totale di WhatsApp entro l’inizio del 2026. Dietro le motivazioni ufficiali legate a terrorismo e sicurezza, emerge una strategia più ampia di controllo dell’informazione e riduzione dell’influenza tecnologica occidentale, in linea con una visione sempre più chiusa della rete russa.
24 Dicembre 2025
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